Perché la Pasqua?

La Pasqua è una delle feste più importanti della tradizione giudaico-cristiana. È una data in cui le famiglie e gli amici di solito si riuniscono per festeggiare, preferibilmente a un grande tavolo. Ma, sebbene sia un’occasione speciale, per molti è soltanto questo: un giorno festivo. Sfortunatamente, la Pasqua è diventata solo un’altra data del calendario, ma il cui vero significato viene ignorato. Cosa significa? Quando è stata istituita e quale era il suo scopo? Deve essere ancora celebrata, come? Perché associamo la resurrezione di Gesù Cristo alla Pasqua?

La prima Pasqua

L’istituzione della Pasqua fu un’ordinanza del Signore agli Ebrei. Loro erano no schiavi in Egitto e Dio, tanti secoli prima, aveva fatto una promessa che sarebbero stati liberati. Dopo più di quattrocento anni arrivò il tempo del compimento di quella promessa. Però il faraone non voleva concedergli la libertà e a causa dell’indurimento del suo cuore Dio stava punendo la nazione con piaghe. Tuttavia, la più terribile di tutte doveva ancora venire: la morte di tutti i primogeniti in Egitto. Ma, al fine di preservare il loro primogenito, le famiglie degli ebrei avrebbero dovuto aspergere il sangue di un agnello sugli stipiti delle porte delle loro case.

In quella notte l’angelo della morte passò e punì gli egiziani, uccidendo il primogenito di ogni casa, ma risparmiò gli israeliti che avevano asperso il sangue. In quella stessa notte il Signore liberò gli ebrei e loro partirono, lasciando l’Egitto e la schiavitù per sempre (Esodo cap. 12). La Pasqua, quindi, sarebbe una festa annuale per ricordare agli che i suoi antenati furono schiavi in Egitto, ma che il Signore li ha liberati e li ha portati nella Terra Promessa.

Cristo presente

Sin dalla prima Pasqua, già si vedeva Cristo. Per la prima Pasqua, Dio istruì gli ebrei a preparare un pasto che consisteva in un agnello arrosto, pane azzimo ed erbe amare. L’ innocente agnello pasquale fu sacrificato e il suo sangue asperso nelle porte. Questo indicava il sacrificio di Cristo. l’Agnello di Dio, Gesù Cristo, fu sacrificato per i nostri peccati ed è stato il nostro sostituto, essendo morto per noi. Ecco perché la Bibbia identifica Gesù Cristo come “la nostra Pasqua” (1Corinzi 5.7).

Le erbe amare dovevano ricordare agli israeliti l’amarezza della schiavitù in cui vivevano prima che il Signore li liberasse, poiché non avrebbero mai raggiunto la libertà da soli. Allo stesso modo, il peccatore non può salvarsi, quindi Dio ha preparato il riscatto inviando suo Figlio per dare la sua vita per lui.

I pani avrebbero dovuto essere azzimi. L’assenza del lievito indicava la fretta (non ci sarebbe stato il tempo di aspettare che la pasta lievitasse), poiché gli israeliti dovevano essere pronti a partire immediatamente. Inoltre, il lievito era un simbolo di corruzione e il pane azzimo avrebbe ricordato agli ebrei che avevano bisogno di staccarsi dalla cultura, dall’idolatria e dai peccati dell’Egitto.

Infine, la Pasqua avrebbe segnato l’inizio di un nuovo anno per loro, indicando la nuova vita e l’inizio di Israele come nazione. Lo stesso accade nella conversione a Cristo: è l’inizio di una nuova vita per coloro che hanno il marchio del Suo prezioso sangue. La conversione lascia alle spalle uno stile di vita lontano da Dio; finisce l’idolatria, che è tutto ciò che prende il posto di Dio nel cuore dell’uomo; e lascia la schiavitù per vivere la piena libertà.

Il segno della vera redenzione

La Pasqua era per ricordare il meraviglioso modo in cui Dio liberò gli ebrei dalla schiavitù in Egitto. Ma non era, di per sé, la redenzione, ma un segno della più grande liberazione di cui gli esseri umani hanno bisogno: la remissione dei loro peccati. Questa vittoria fu raggiunta sulla croce e la morte di Cristo significò vita per l’umanità. Perciò ora ricordiamo la liberazione che ci è stata data tramite Cristo: siamo stati liberati del peccato e dalla morte e ora celebriamo il Suo sacrificio.

Ma ricordiamo anche la Sua risurrezione di Cristo, perché senza di essa non avrebe senso il Suo sacrificio, inoltre non ci sarebbe il Vangelo, il Cristianesimo, la Chiesa; non ci sarebbe neanché la possibilità di vita eterna e nessuna speranza per noi. Ma Lui è risorto e nella Sua risurrezione Gesù ancora una volta dimostrò la sua divina identità, e la morte non avrebbe potuto mai fermare l’Autore della vita!

La Chiesa  si ricorda dell’Agnello di Dio

Perciò la Chiesa, in ogni comunità, si riunisce per ricordare il sacrificio del Signore. E come lo fa? Attraverso la Santa Cena, momento in cui uso il pane e il vino, che simboleggiano il corpo e il sangue di Cristo. Ma, nella celebrazione della Santa Cena, viene si ricordata anche la resurrezione di Gesù, dimostrando così la nostra fiducia in Lui e puntando non solo al passato, in relazione a ciò che ha fatto, ma ci identifichiamo con Lui nel presente e mostriamo aspettative riguardo al futuro, quando saremo con Lui per sempre.

Più di coniglio e cioccolato

Ecco perché dobbiamo, ogni giorno, esprimere lo “spirito della Pasqua”. Innanzitutto, mostrando che Cristo è al centro della nostra vita, poi quando viviamo in comunità. La vita cristiana è una relazione perché siamo parte di un corpo, il Corpo di Cristo.

Pertanto, la Pasqua non ha nulla a che fare con un coniglio, ma con l’Agnello di Dio. Non ha nulla a che fare con il cioccolato, ma con il sangue di Gesù. La Pasqua è più di un giorno insieme ai familiari e agli amici, ma è la vita in comunione con Cristo e tra di noi. La Pasqua è più di un pasto, ma la celebrazione del sacrificio e della sua resurrezione del Nostro Signore Gesù Cristo. Cristo è morto ma è risorto. Perciò possiamo festeggiare la Pasqua oggi, ma con la certezza che un giorno saremo con Lui. Che possiamo riempire il nostro cuore con questa speranza ogni giorno.

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