La vita centrata in Dio

I solidi valori di chi cammina sotto la prospettiva della sua esistenza, del suo potere e della sua sovranità.

 

Ogni giorno ascoltiamo notizie di tragedie, e molte di esse, a volte, accadono molto vicino a noi, oppure nella nostra propria vita. Davanti a tali situazioni sorgono naturali le domande: Perché è successo così? Perché sta succedendo proprio a me?

 

La Bibbia parla di molte tragedie nazionali, familiari e personali. Questo è quello che è successo con Giobbe. Da un giorno al’altro lui ha perso tutto: la ricchezza, i suoi figli, la salute e i suoi amici. Però, nonostante questa incontenibile inondazione di dolore e apparente ingiustizia, c’era qualcosa in lui che gli faceva sopportare tutto. La sua vita era ancorata in questa certezza: “Ma io so che il mio Redentore vive e che alla fine si leverà sulla terra” (Giobbe 19:25).

 

Un’altra tragedia avvenne 500 anni prima di Cristo. L’impero babilonese dominava il mondo e nel suo piano di sottomettere le nazioni, la prossima vittima sarebbe Israele e la carestia sarebbero stati imminenti nel paese. Nonostante questa situazione catastrofica che stava per accadere, il profeta Abacuc disse: “Anche se il fico non fiorirà e non ci sarà alcun frutto sulle viti, anche se il lavoro dell’ulivo sarà deludente e i campi non daranno più cibo, anche se le greggi scompariranno dagli ovili e non ci saranno più buoi nelle stalle, esulterò nell’Eterno e mi rallegrerò nel DIO della mia salvezza” (Abacuc 3.17-18).

 

E che dire dell’apostolo Paolo, che ha affrontato prigioni, carestie, persecuzioni, flagelli, naufragi? Eppure disse: “So essere abbassato, come anche vivere nell’abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato ad essere sazio e ad aver fame, ad abbondare e a soffrire penuria.  Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica” (Filippesi 4:12, 13).

 

Cosa ci mostrano gli atteggiamenti di Giobbe, Abacuc e Paolo? Ci mostrano che le reazioni alle tragedie e alle crisi hanno a che fare con fondamenti solidi e corretti. Su quale base era stabilita la vita di loro? Nei principi e valori del Regno di Dio. Qual era il loro più grande principio? La fede. Chi era la base fondamentale della loro certezza? Gesù Cristo.

 

Giobbe, Abacuc e Paolo sono tre esempi di solidi paradigmi: loro camminavano sotto la prospettiva del Dio vivo, del Suo potere e della Sua sovranità. Ciò che era dentro di loro non poteva essere modificato dalle circostanze. Ecco perché Paolo disse: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?” (Romani 8:35).

 

Dio non se ne andò quando Giobbe perse tutto, nemmeno quando Israele fu invaso dai Babilonesi o quando Paolo era in prigione. Quindi Dio non ci lascia solo nei momenti difficili e di crisi che a volte attraversiamo anche noi. Dio c’è!

 

Viktor Frankl, un ebreo sopravvissuto all’orrore dell’Olocausto, afferma: “Quando non siamo in grado di cambiare una situazione, siamo sfidati a cambiare noi stessi”. E iniziamo a cambiare quando mettiamo Dio e i valori del Suo regno al centro della nostra vita. Questo fa la differenza nella nostra esistenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.