Cosa la “crisi del coronavirus” ci insegna?

In tempi difficili o in situazioni che scappano dalla normalità quotidiana, impariamo sempre lezioni importanti. Una guerra, una catastrofe, una tragedia, un evento inaspettato: queste situazioni non solo hanno il potere di farci vedere la realtà in un modo diverso come, di solito, cambiano la nostra vita.

 

Ciò accadde a Gerusalemme, quasi duemila anni fa, quando si scatenò una grande persecuzione contro la chiesa. Atti 8.1-4 ci dice: “Vi fu in quel tempo una grande persecuzione contro la chiesa che era in Gerusalemme. Tutti furono dispersi per le regioni della Giudea e della Samaria, salvo gli apostoli. Saulo devastava la chiesa, entrando di casa in casa; e, trascinando via uomini e donne, li metteva in prigione.”

 

La chiesa camminava bene, fino a quando arrivò quella situazione inaspettata: la persecuzione. Ma quel fatto è servito anche a mostrare e insegnarle tante cose, ad esempio: che doveva uscire, evangelizzare ovunque, raggiungere le altre nazioni con il messaggio del Vangelo.

 

Allo stesso modo, il momento in cui viviamo attualmente, che chiamo la “crisi del coronavirus”, ci sta insegnando molte cose.

 

1º) Che non possiamo aspettarci che le circostanze siano sempre favorevoli e normali affinché la nostra vita cristiana scorra naturalmente

A Gerusalemme quei fratelli camminavano normalmente finché arrivò la persecuzione. Da allora in poi hanno dovuto adattarsi a una nuova realtà per continuare la vita come discepoli di Gesù.

 

Oggi, ci siamo resi conto che l’isolamento non è una barriera all’unità, non è un ostacolo all’evangelizzazione, non è un motivo per non prendersi cura l’uno dell’altro. Pertanto, la “crisi delle coronaviris” ci insegna che nessuno deve aspettarsi che tutto torni alla normalità per far sì che la sua vita cristiana scorra normalmente.

 

2º) La “crisi del coronavirus” ci sta insegnando che il rapporto con Dio e la crescita nella fede non è una questione di tempo, ma di volere

In Efesini 5.15-16 l’apostolo Paolo richiama l’attenzione dei credenti:  “Guardate dunque con diligenza a come vi comportate; non da stolti, ma da saggi; ricuperando il tempo perché i giorni sono malvagi”.

 

La “crisi del coronavirus” insegna che la dedizione alle cose del Regno di Dio, il rapporto con Cristo e la crescita nella fede non è una questione di disponibilità di tempo, ma di priorità. Quindi, se il problema era la mancanza di tempo, ora in teoria tutti hanno un po’ più di tempo per il contatto con Dio.

 

Coloro che non stanno approfittando di questo tempo per iniziare abitudini che non avevano prima, come leggere la Bibbia ogni giorno e dedicarsi maggiormente alla preghiera, non stanno “recuperando il tempo”, ma stanno perdendo un tempo prezioso.

 

3º) La “crisi del coronavirus” ci sta insegnando che nessuno può dipendere dagli altri per mantenere salda la propria vita spirituale

La chiesa di Gerusalemme aveva Pietro e gli altri apostoli, ma quando arrivò la persecuzione alcuni di loro furono martirizzati. Possiamo quindi immaginare che quella chiesa cercasse i suoi mezzi di sopravvivenza dove ogni credente avrebbe dovuto trovare la soluzione personale per la sua vita spirituale.

 

Paolo, nella sua lettera ai Filippesi capitolo 1 versetti 27 e 28 ricorda a quei credenti:(…) sia che io venga a vedervi sia che io resti lontano, senta dire di voi che state fermi in uno stesso spirito”. Lui non era lì presente, ma la chiesa era salda.

 

Molti dicono che l’Italia è in guerra. Se questo è vero, allora dobbiamo agire come se fossimo in una battaglia: cercare le soluzioni e fare la nostra parte senza dipendere dagli altri. Pertanto, poiché il momento attuale è atipico, non possiamo continuare ad agire allo stesso modo di sempre, ad esempio: aspettare dal pastore, dalle riunioni di studio biblico e dei culti per mangiare il cibo spirituale. Ma ognuno deve cercare di nutrirsi personalmente.

 

Insomma, la chiesa in Gerusalemme, di fronte al caos causato dalla persecuzione, ha capito che avrebbe avuto bisogno di riadattarsi, di cambiare, di prendere una nuova direzione. Oggi, la “crisi del coronavirus” ci sta insegnando che la chiesa e i cristiani devono cambiare e adattarci per seguire avanti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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